Breathwork: tornare al corpo quando la mente corre
C’è un momento, in ogni pratica di respiro, in cui qualcosa si lascia andare. Le spalle scendono. Il pensiero rallenta. Il corpo capisce, prima delle parole, che può smettere di difendersi.
Il breathwork lavora proprio lì, nello spazio sotto la mente. Quando rallentiamo e allunghiamo l’espiro, mandiamo al sistema nervoso un messaggio semplice: adesso sei al sicuro. Il battito si ammorbidisce, la tensione si scioglie, e a poco a poco torniamo a sentirci a casa dentro di noi.
Perché il respiro
Molti di noi vivono con un respiro corto, trattenuto all’altezza del petto. È un’abitudine che nasce dallo stress e dal fare troppo, troppo in fretta. Riportare il respiro in basso, lento e pieno, è uno dei modi più diretti per uscire dal pilota automatico e ritrovare presenza.
Una pratica semplice
Siediti o sdraiati. Inspira dolcemente dal naso per quattro secondi. Lascia che l’espiro sia più lungo e morbido, senza forzare, per sei secondi. Continua per due o tre minuti e osserva, senza giudicare, cosa cambia. Spesso è qualcosa di piccolo: un sospiro, un rilassamento dietro gli occhi. È il sistema nervoso che inizia a fidarsi del momento.
C’è poi un lavoro più profondo, fatto in uno spazio sicuro e guidato, dove il respiro può muovere ciò che le parole non raggiungono.
Dove mi sono formata
Non sono arrivata al breathwork come tecnica. Ci sono arrivata come persona che ne aveva bisogno. Mi sono formata come facilitatrice attraverso la formazione in breathwork di Senses (sensessrilanka.com/breathwork) e ha cambiato il mio modo di intendere la presenza e la cura. Gran parte di ciò che offro oggi nasce da lì.
Se il respiro ti sta chiamando, ascoltalo con gentilezza. Di solito conosce la strada prima del resto di noi.
Formazione in breathwork di Senses”sensessrilanka.com/breathwork/.