Dopo una pausa, voglio condividere con te una riflessione intima sul rallentare, sul valore del tempo, sul riscoprire se stessi. Per chi sente il bisogno di una nuova verità.

 

Quando ti fermi, succedono cose vere

 

Durante la mia vacanza, lontano dal ritmo quotidiano, mi sono concessa una cosa che non facevo da tanto: mi sono fermata davvero.

Non per programmare. Non per creare nuovi contenuti.

Mi sono fermata per ascoltarmi. Per rallentare. Per guardare il cielo senza fare altro.

E quando il corpo si rilassa, anche l’anima inizia a parlare.

A volte con parole dolci.

Altre volte con verità scomode, che ti colpiscono dritte nello stomaco.

 

Mi sono chiesta:

“Chi sono io oggi, davvero?”

“Sto vivendo nel modo che desidero, o sto solo correndo tra doveri e aspettative?”

Ho realizzato quanto sia facile, anche nel mondo dello yoga e della consapevolezza, cadere nel fare anziché nell’essere.

Creare contenuti, essere presente, motivare, insegnare… ma senza avere tempo per ascoltare davvero me stessa.

Eppure la verità è che il mio corpo, in questi giorni, ha urlato piano.

Mi ha chiesto calma. Mi ha chiesto spazio. Mi ha chiesto presenza.

E dentro quella presenza, sono arrivate emozioni che avevo lasciato in sospeso.

La stanchezza, per esempio. Quella profonda, che non viene dal fare troppo, ma dal dover sembrare sempre in forma.

E poi la vulnerabilità. Quel senso di non sapere più se tutto ciò che faccio ha ancora senso.

E ti confesso una cosa: per un attimo, ho pensato di lasciare tutto.

Di sparire dai social. Di smettere di insegnare.

Non per rabbia. Ma per silenzio. Per cercare di nuovo chi sono oltre i ruoli.

Ma poi, in mezzo a una sera qualsiasi, ho riguardato alcune foto.

Volti di persone sorridenti durante un ritiro. Mani che si stringono. Occhi lucidi in meditazione.

 

E ho capito che non devo mollare.

 

Devo solo ritrovare il perché.

 

Non voglio essere un’altra voce che insegna “positività a tutti i costi”.

Voglio insegnare quello che vivo. Voglio portare lo yoga dove c’è verità. Anche scomoda. Anche umana.

Perché spiritualità, per me, non è bypassare il dolore.

È sedervisi accanto. Respirarci dentro. Guardarlo in faccia senza giudicarlo.

Anche se a volte fa male. Anche se a volte ci disorienta.

Questa vacanza mi ha insegnato che il rallentare non è tempo perso.

È spazio sacro dove può nascere una nuova versione di te.

E se anche tu ti senti stanca, in crisi, confusa…

Sappi che va bene.

Non sei rotta.

Sei solo in trasformazione.

Forse stai solo tornando a te.

E quello, credimi, è il viaggio più coraggioso di tutti.

Io, per ora, non riparto a correre.

Riparto da me. A passo lento. Ma con verità.

Namasté,

Michela

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *